Robitex's Blog

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Quello che non ti aspetti


Giorno dopo giorno

Sappiamo sempre quello che succederà. Semplicemente perché quello che accadrà dovrebbe assomigliare a quello che è già accaduto prima.

Non è forse un’estrapolazione, è paura del cambiamento unita al beneficio dovuto all’economia dell’abitudine.

Fino a che un fatto qualsiasi che non ti aspetti, anche banale come l’avviso di Microsoft della cessazione del supporto per Windows XP, sorprende perché finora non era accaduto niente di simile.

Una sorpresa, come tante che accadono, e che è dimostrazione di quanto siamo invece in errore. Ogni giorno. Quello che non è mai accaduto accade proprio per ricordarci che il futuro non è l’illusione che vive nei nostri desideri o pensieri.

Il futuro è qualcosa che non si conosce e realizzare quello che ci siamo ripromessi sembra un fatto incredibile, il futuro è qualcosa che nutre la nostra vita indipendentemente da come lo immaginiamo, ogni giorno.

endxp20140314

Fine del mondo!


Oggi finisce il mondo.

Per quelli che ci credono, per quelli che invece non ci credono e per quelli che poi quando capiterà effettivamente non ci crederanno perché il 21/12/2012 non successe nulla…

Buona fine del mondo,

e buon inizio…

Il declino di TeX e LaTeX


Note alla lettura:
l’analisi dei dati su cui si basa questo post (che comunque non verrà modificato) non è corretta. Leggere i commenti per scoprire l’approccio corretto.

Scende nel mondo la diffusione di TeX e LaTeX

Consultando il volume in ricerche che si svolgono nel mondo attraverso Google si nota un costante calo di interesse dal 2004 ad oggi. Il dato sembra essersi stabilizzato in una lenta ed inesorabile discesa a partire dalla metà del 2005, come dimostra il grafico sottostante:

Il volume delle ricerche Google dei termini "tex latex" dal 2004

Il volume delle ricerche Google dei termini "tex latex" dal 2004

Naturalmente il volume delle ricerche non è equamente distribuito nel mondo ma si concentra in alcuni paesi come Repubblica Ceca, Giappone e Germania, come possiamo costatare nella mappa, mentre è vistosa la diminuzione dei volumi proprio nella patria di TeX, ovvero gli Stati Uniti.

Distribuzione mondiale delle ricerche Google dei termini "tex latex"

Distribuzione mondiale delle ricerche Google dei termini "tex latex"

Conclusioni

I volumi di ricerca nel web sono indicatori indiretti ma visto l’importanza del web nella diffusione di TeX e compagni e l’aumento della diffusione di internet e quindi degli utenti potenziali, se ne deduce che siamo di fronte ad un dato assai rivelatore.
Potrei anche banalmente aver sbagliato ad utilizzare il servizio di Google Insights, ma l’impressione è un inarrestabile declino di questi strumenti di tipografia digitale.

La causa principale credo sia la quantità di tempo per imparare LaTeX e scrivere un documento LaTeX, rispetto ad altri programmi, che fa diminuire gli utilizzatori e questo produce un ulteriore effetto negativo poiché così diminuisce la qualità tipografica dei documenti e quindi aumenta nel mondo l’accettazione di un minor livello qualitativo della documentazione che incentiva a sua volta l’abbandono di TeX e LaTeX.

Il tempo disponibile per la redazione dei documenti è sempre meno e questo gioca a mio avviso un ruolo fondamentale per spiegare la tendenza registrata che può essere almeno contenuta solo se LaTeX sarà capace di evolvere in un linguaggio molto più potente. Gli sviluppatori di TeX e LaTeX possono trarne le loro conclusioni…

L’esplosione di Caina


Salire sulla montagna di detriti

I tre edifici di Caina sono stati demoliti con circa 75 kg di microcariche di tritolo sabato 14 maggio 2011 alle 15:05.

Il filmato quì sotto girato da un mio collega in posizione migliore della mia (grazie…), mostra l’evento a cui hanno assistito in molti e che ha provocato in molti emozioni forti.
Emozioni e pensieri sulla storia recente della città di Carrara, su un quartiere testimone del passato e presenza urbana da 60 anni, imploso in meno di due secondi.
Ma è assistere al fatto in se che suscita a mio avviso l’emozione più grande perché in fondo si tratta della morte istantanea, quasi un esecuzione, dovuta all’uso dell’esplosivo, di edifici che sono stati la casa di tante famiglie.
E allora fa effetto. Una stretta al cuore. Solo dopo nuove emozioni di affacciano, quelle dell’orgoglio.

TeX, bello ed affidabile


Felicità

Sono proprio contento di TeX, un programma che ha già più di 32 anni di storia. I motivi derivano dall’esperienza nell’averlo utilizzato ormai dal 2007, quindi da quattro anni, per produrre ogni sorta di documenti, dalla lettera in serie ai fax, attività di “comunicazione epistolare”, ai documenti più importanti come le relazioni tecniche di progetto.

Soddisfazione

E proprio stamani un fatto conferma e testimonia ciò che offre TeX, professionalità dei documenti, forma tipografica impeccabile, vantaggi nella gestione informatica dei contenuti digitali (file di testo, immagini, grafica vettoriale, PDF ecc), ma anche affidabilità.
Un collega infatti, nel mezzo della mattinata, ha prodotto una specie di urlo, variegato e difficile da descrivere tipo “NOOoooOOoooOOO…” che si è diffuso per il corridoio, dovuto alla perdita di un documento scritto in Word (R) divenuto un ammasso di caratteri alieni. Peccato.

Affidabilità

Con TeX questo è assai difficile che si verifichi, infatti si gestiscono i dati nel formato più universale ed affidabile che si conosca: essenzialmente testo puro ASCII, che non solo garantisce di rimanere leggibile anche nel futuro, ma consente all’utente di adoperare un numero sbalorditivo di programmi diversi, da Blocco Note di Windows, agli editor più geek di Linux, come Vi ed Emacs, per la lettura.
Non c’è pericolo che il programma faccia a pezzi il file del documento ne che spariscano i programmi in grado di leggere i file. È questo che chiamo affidabilità.

Continuità

Se uso TeX e LaTeX da quattro anni, sono anche autorizzato, oltre che a sfoggiare un sorrisetto diciamo beffardo mentre allargo le braccia confermando che la relazione, il mio collega, la deve proprio riscrivere, a lanciare questo messaggio:

utilizzate TeX e compagni anche in ambito lavorativo ovunque voi siate e qualunque cosa stiate scrivendo!!!

In primis quelli che hanno scritto la tesi con LaTeX e che poi hanno ripiegato per strumenti più “visuali” e “veloci”, ma anche gli altri che devono redarre lettere aziendali, fatture od appunti, presentazioni ed insomma, tutto quello che deve essere, in una parola, professionale.

Dedica sorridente a:

Dedicato a tutti gli utilizzatori di TeX, che sanno come apprezzare le sfumature del sorriso e che forse si sanno spiegare quello enigmatico della Gioconda di Leonardo…

Il terremoto come fenomeno poissoniano: il tempo di ritorno


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Probabilità poissoniana di accadimento

La distribuzione poissoniana delle probabilità ipotizza che se un evento è del tutto casuale, allora la probabilità che accada n volte nel periodo T è data dalla relazione seguente, noto il valore di y, il numero medio di accadimenti nel periodo considerato:

\displaystyle p_{n}=\frac{y^n}{n!}e^{-y}.

Se per esempio un evento casuale capita mediamente una volta l’anno (y=1), la probabilità che capiti due volte l’anno è di soli 18,4%.

La probabilità dipende quindi dall’intervallo di tempo di riferimento V_R, periodo in cui è noto il numero medio di accadimenti dell’evento casuale.
Se dividiamo il numero medio di accadimenti con il periodo ad esso correlato, otteniamo la frequenza media di accadimento dell’evento \lambda.

\displaystyle y=\lambda V_R.

Se invece al contrario, dividiamo il periodo di riferimento con il numero medio di accadimenti, otteniamo l’intervallo di tempo medio tra gli accadimenti dell’evento. Questo intervallo è chiamato periodo di ritorno T_R.
Il periodo di ritorno e la frequenza sono uno l’inverso dell’altro.

Chiediamoci ora la probabilità che l’evento casuale non si verifichi nel periodo di riferimento. La relazione di Poisson per nessun evento diventa (zero fattoriale vale 1):

\displaystyle p_{0}=\frac{(\lambda V_R)^0}{0!}e^{-\lambda V_R}=e^{-\lambda V_R}.

Il complemento ad uno di p_0 è la probabilità che almeno un evento si verifichi nel periodo considerato, in formule:

\displaystyle p_{n \geq 1}=p_{VR}=1-e^{-\lambda V_R}.

Questa relazione ci permette di ottenere la relazione tra il periodo di ritorno e la probabilità di superamento, fissato il periodo di riferimento. Con qualche semplice passaggio:

\displaystyle T_R=-\frac{V_R}{\log(1-p_{VR})}.

Le curve di frequenza/probabilità

Mettiamo su un grafico semi-logaritmico, quello che abbiamo appena trattato con il pacchetto PGFPlots, un componente software utilizzabile all’interno di un documento LaTeX, con l’ausilio di Gnuplot per sopperire alle capacità di calcolo di TeX.
Operativamente, occorre scrivere il testo sintatticamente corretto (il codice) che successivamente viene elaborato da pdflatex per produrre il grafico nel formato pdf (fate click sull’immagine sottostante per scaricare il risultato).

Probabilità poissoniana di un evento puramente casuale

Dal punto di vista della dotazione software, occorre una distribuzione TeX in configurazione abbastanza completa e recente (TeX Live 2010), gnuplot ed (opzionale) la suite Image Magick per tradurre il pdf in un file immagine. Tutti i programmi citati sono liberi e disponibili per vari sistemi operativi, compreso Windows.
Una volta copiato il codice in un file di testo, chiamato per fissare le idee pvr.tex, la sequenza completa dei comandi da terminale sarà:

$ pdflatex -shell-escape pvr
$ pdfcrop --margin=3 pvr.pdf pvr.pdf
$ convert -density 120 pvr.pdf pvr.png

Un breve commento al codice: si può arrivare abbastanza velocemente a scriverlo con un po’ di lavoro di rifinitura come vedete dalla sfilza di opzioni passate all’ambiente semilogxaxis. Una volta che si sono decisi i dettagli del grafico, risulta molto semplice plottare le funzioni. Basta costruire il comando \addplot gnuplot dando le opzioni di identificazione (id) e l’intervallo di dominio e scrivere l’espressione della funzione voluta. Anzi, a ben vedere si tratta di un’ottima interfaccia a gnuplot, per costruire grafici in formato vettoriale (pdf).

\documentclass{minimal}
\usepackage{pgfplots}
\thispagestyle{empty}

\begin{document}
\begin{tikzpicture}
\begin{semilogxaxis}[
    xlabel={Frequenza media nel periodo, $\lambda=1/T_R$},
    ylabel={Probabilit\'a per $n\geq1$, $p_{V_R}$},
    ytick={0,0.2,0.4,0.6,0.8,1},
    yticklabels={0\%,20\%,40\%,60\%,80\%,100\%},
    grid=both,
    xmin=0.001,
    xmax=0.1,
    ymin=0,
    ymax=1,
    no markers,
    line width=1pt,
    width=15cm,
    height=9cm,
    smooth,
    legend pos=north west]
    
\addplot gnuplot[id=pvriv,domain=0.001:0.1] {1-exp(-x*200)};
\addlegendentry{$V_R = 200$ anni};

\addplot gnuplot[id=pvriii,domain=0.001:0.1]{1-exp(-x*100)};
\addlegendentry{$V_R = 100$ anni};

\addplot gnuplot[id=pvrii,domain=0.001:0.1] {1-exp( -x*50)};
\addlegendentry{$V_R = 50$ anni};

\addplot gnuplot[id=pvri,domain=0.001:0.1]  {1-exp( -x*10)};
\addlegendentry{$V_R = 10$ anni};

\end{semilogxaxis}
\end{tikzpicture}
\end{document}

Probabilità dell’evento sismico

Il terremoto non è un evento puramente casuale per il semplice fatto che il susseguirsi degli eventi sismici di una stessa regione, narra la storia evolutiva delle strutture di faglia e quindi non sono eventi indipendenti uno dall’altro ne eventi puramente casuali.

Tuttavia la nuova normativa tecnica D.M. 14 gennaio 2008, fa l’assunzione che la probabilità di accadimento del terremoto sia poissoniana, usufruendo della semplicità matematica del modello ma commettendo un errore considerato comunque accettabile.
Infatti in una stessa regione, per intervalli di tempo dell’ordine di qualche migliaia d’anni, è ragionevole supporre che le faglie attive continuino ad evolversi costantemente nel tempo mantenendo immutate le velocità relative ed i meccanismi d’interazione.
Nel lungo periodo invece i mutamenti di placche e microplacche della crosta comportano che le faglie aumentino o diminuiscano la loro pericolosità. Nel futuro ci attenderà un assetto completamente mutato, ma per raggiungerlo i passi sono talmente piccoli che possiamo approssimarli a nessun movimento.

Allora possiamo rispondere alla domanda: qual’è la probabilità che almeno un evento sismico con periodo di ritorno di 475 anni si verifichi nell’intervallo di 50 anni (intervallo in cui una costruzione può dirsi efficiente)?

\displaystyle p_{VR}=1-e^{-50/475}=0.10

La risposta è quindi il 10% (corrisponde allo Stato limite di salvaguardia della vita per il periodo di riferimento di 50 anni), ed è chiamata nel linguaggio della norma probabilità di superamento (o di eccedenza).
Terremoti più intesi avranno un tempo di ritorno più lungo e di conseguenza probabilità più piccole di verificarsi nel periodo di riferimento, ed è appunto questo il fenomeno che misuriamo con la legge delle probabilità di Poisson.

Conclusioni: le norme tecniche e la ricerca

Le nuove normative tecniche (Eurocodici ed NTC 2008) mettono in risalto ancor di più la tendenza non tanto ad essere prestazionali nell’approccio alla sicurezza, ma soprattutto a discendere direttamente ed esclusivamente dalle trattazioni scientifiche dei problemi. In conseguenza è possibile ritrovare l’origine e le motivazioni nascoste delle prescrizioni e ciò rende il processo normativo maggiormente trasparente, chiarendo quali ipotesi sono state assunte ed il loro contesto di validità.

Con l’avanzamento delle conoscenze, le norme tecniche divengono sempre più aderenti alla complessità dei fenomeni e questo esige una sempre maggiore preparazione di base da parte dei progettisti e, poiché la ricerca scientifica è un fatto internazionale, tendono ad essere sempre più somiglianti una con l’altra.

Dunque l’ampliarsi di quelle che sono le capacità di fare, in altri termini l’ampliarsi dell’ingegneria, induce di conseguenza alla specializzazione dei progettisti, a cui è affidato il difficile compito di mantenere l’equilibrio tra profondità ed ampiezza della conoscenza, ed un uniformarsi delle normative che svolgono una vera e propria selezione naturale dei risultati delle ricerche prodotte nel mondo.

La pericolosità sismica nella rete dell’INGV


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Database sismologici aperti

Non tutti sanno che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia mette a disposizione sul web non solo le informazioni generali sull’origine di terremoti e vulcani in Italia e nel mondo, ma anche i database sismologici storici ed attuali con i dati provenienti direttamente dalla rete dei sismografi.
Questo post vi aiuterà in qualche modo a consultare queste risorse ed a rendervi meglio conto di cosa siano le conseguenze dei fenomeni tettonici in evoluzione da sempre sul nostro pianeta.

Iside

Connessi alla home page dell’INGV trovate nel menù a sinistra la voce Banche Dati che vi apre lo sconfinato mondo dei dati geofisici più diversi.

Quello che ci interessa è per esempio ricercare i terremoti che si sono verificati in Italia nei primi due giorni di febbraio accedendo ad Iside, l’accesso ai dati strumentali della rete di rilevamento (circa 250 stazioni).
Cliccate in alto alla voce Terremoti->Localizzazioni. Si aprirà il form per eseguire l’interrogazione. Inseriamo l’intervallo di date dal 1/02/2011 al 2/02/2011, inseriamo il codice di controllo antibot (consiglio caldamente che vi registriate sul sito anche per sostenere le attività di INGV oltre che per evitare di reinserire ogni volta il codice) e premiamo il pulsante ‘Cerca’.

Il sistema mi restituisce ben 43 eventi sismici mostrati nella mappa sottostante, di cui solo 4 superano la soglia della magnitudo 2. Clicchiamo il pulsante “Mostra mappa” per constatare che tutti questi piccoli sismi, difficilmente rilevati dalla popolazione, sono accaduti sull’appenino centrale.
Tra l’altro la mappa è disponibile anche in formato vettoriale Postscript, in formato testuale CSV (Comma Separated Value), ed in kml il formato gestito da Google Earth.

Earthquakes from 2011/02/01 to 2011/02/03 in Italy

Earthquakes from 2011/02/01 to 2011/02/03 in Italy

Emidius

Nel sito emidius, sempre di INGV, potete invece consultare il database macrosismico che riporta le registrazioni storiche dei terremoti italiani tratte da documenti d’archivio, e che quindi si basano su testimonianze degli effetti prodotti dai terremoti.

Al solito, facciamo click sul link di menù sulla sinistra chiamato “Consultazione per località”, per elencare i terremoti storicamente registrati nella nostra capitale: Roma.
Selezionando la lettera R in alto e la città di Roma nell’elenco alfabetico che di conseguenza compare a sinistra, si vedrà la tabella con i dati delle registrazioni ed il grafico che vi riporto qui sotto:

Rome earthquake history

Rome earthquake history

Il progetto S1

Il progetto S1 è essenzialmente lo studio sulla pericolosità sismica su cui si fonda la nuova normativa tecnica italiana D.M. 14 gennaio 2008. Se volete visualizzare i dati della vostra aerea collegatevi al sito esse1. Cercate il comune digitandone il nome in basso a destra nel campo “Search Municipality”, poi cambiate la scala nel campo soprastante, diciamo 200.000 e fate click su “Change scale/center”. Poi attivate il basso il flag “Show the grid points with the value of:” e date un “Redraw the map” cliccando sul pulsante con la freccia circolare.
Quello che vi appare qui sotto è l’applicazione del procedimento descritto per il comune di Roma.

Seismic hazard for the Rome city

Seismic hazard for the city of Rome

Adesso prendete in alto a destra della pagina lo strumento d’informazione chiamato “Graph on the grid point” (click sul radio bottom) e selezionate un punto di griglia che compare nella mappa (quadratino colorato). Vi appariranno le curve dell’accelerazione sismica PGA con le probabilità di accadimento, per tre diversi valori del percentile (derivati dall’analisi statistica dei modelli adottati (sedici scenari)).

Infine, selezionate, sempre nello stesso menù, lo strumento “Disaggregation graph” e cliccate sul punto di griglia d’interesse. Appare un grafico che mostra per il sito in esame come si distribuisce la pericolosità con la distanza. Se il grafico mostra zone colorate concentrate entro una breve distanza significa che il sito si trova nei pressi di una faglia attiva, se invece vi sono aeree colorate più ampie, vorrà dire che la pericolosità deriva da regioni sismogenetiche lontane.

INGVterremoti

L’Istituto INGV ha perfino un canale YuoTube dove brevi filmati illustrano la genesi di terremoti e Tsunami ed le ricerche più recenti, come quella del video linkato qui sotto, relativo al sisma dell’Aquila, dove in tempi molto brevi utilizzando dati dai satelliti dei sistemi GPS, non solo si è riusciti a stimare lo spostamento del terreno causato dal sisma dell’Aquila (che si è abbassato di 20 centimetri in accordo al tipo di faglia di tipo normale) ma, soprattutto, si è riusciti a mettere a punto un modello confermato sperimentalmente della faglia di Paganica stessa.

Cosa significa tutto ciò?

La comunicazione scientifica via web è uno strumento importante almeno da tre punti di vista:
1- si tratta di informazioni utili immediatamente consultabili dagli utenti (studenti, ricercatori, amministratori, progettisti, incaricati di protezione civile e semplici cittadini);
2- è un incentivazione al lavoro scientifico stesso affinché non manchino i fondi necessari e non si chiudano le possibilità di attivare nuovi progetti di ricerca;
3- è la partecipazione e collaborazione tra sorgenti del sapere e comunità che sortisce effetti senza dubbio importanti sulle scelte.

Se si parla di rischio sismico, abbiamo gli strumenti per valutare la pericolosità ed intervenire opportunamente in prevenzione sul patrimonio edilizio. Solo in questo modo il paese si svilupperà nel verso giusto avvantaggiandosi opportunamente delle conoscenze scientifiche e tecnologiche invece di ignorarne l’esistenza.

Pensare al pianeta in termini della sua struttura tettonica complessiva è una dimensione nuova che convive con la quotidianità fatta dei problemi dello studio, del lavoro e della famiglia. Forse ci stiamo avvicinando ad essere un umanità mutata che vede il pianeta non più come una sconfinata distesa oltre i dintorni in cui ognuno vive, ma come un luogo dove si è tutto e parte, dove l’orizzonte si sposta fuori da noi stessi per abbracciare un intero pianeta.

Da Word a jpeg in 10 secondi


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Quando una soluzione è …

A dimostrazione di quanto sia ormai affidabile, utile, pratico ed efficiente il software libero vi riporto un piccolo episodio accaduto stamani, quando mi hanno rivolto la seguente domanda “Mi puoi trasformare Word in immagini?”, che tradotto significa voler ottenere le immagini jpeg di ciascuna delle pagine di un documento Word.

elegante per davvero come…

L’unico vero limite del software libero si direbbe sia un fattore esterno ai set di funzionalità ed è questo: la volontà degli utenti di imparare ad utilizzarlo.

Sono disponibili via web manuali, guide e tutorial di efficaci strumenti di lavoro, ma è raro che vengano utilizzati nonostante gli utenti ne conoscano il nome e l’ambito operativo.

Certo, se l’utente usa il solito programma non perderà tempo ad impararne altri, costasse solo il tempo dell’installazione, ma questa situazione in moltissimi casi non è quella ideale quando si possono ottenere risultati migliori, a volte assai migliori, con software di costo zero utilizzati con regolare licenza.

Ma gli strumenti liberi non sono solo un aiuto in sostituzione di altri software a cui siamo abituati. Essi favoriscono una forma mentis con cui l’utente adatta, combina e sperimenta nuove inaspettate soluzioni. Bando quindi alla pigrizia, alla sciatteria informatica e vai con l’inventiva e la qualità fino al dettaglio: il computer non ci sostituisce nel dare eleganza al nostro lavoro

dare un paio di comandi…

Per fortuna, molti software liberi sono multipiattaforma e quindi disponibili anche per Windows, dunque ho aperto una finestra di console dopo aver ottenuto il documento Word in formato pdf a cui ho assegnato il nome di daritagliare.pdf, ed ho digitato un paio di comandi:

>pdfcrop --margin=5 daritagliare.pdf daconvertire.pdf
>convert -density 200 daconvertire.pdf image.jpg

Il primo programma, pdfcrop, fa parte della collezione TeX ed elabora il pdf restituendolo con le pagine prive di bordo, il secondo di Image Magick e produce i file jpeg dalle pagine ritagliate del pdf (i nome dei file vengono numerati). La procedura è indipendente dal numero di pagine, mentre è possibile regolare la risoluzione delle immagini agendo sull’opzione -density.

Ritagliando il pdf prima della trasformazione in immagine, la pagina può essere scontornata perfettamente con pdfcrop, l’utility utilissima di Heiko Oberdiek. Image sarà poi veramente Magick.

Ciao.

La Regione Puglia e Microsoft


Il fatto che la Regione Puglia consideri strategica l’innovazione tecnologica nell’ambito della Pubblica Amministrazione è molto importante. Evoluti servizi on-line possono notevolmente migliorare i servizi e la nascita di nuovi ambiti di sviluppo, nuovi progetti di partecipazione alle decisioni per esempio.

Proprio l’enorme importanza dell’argomento, si riflette direttamente nell’importanza degli strumenti informatici. Il software diviene il mezzo principale con cui innovare, dagli aspetti gestionali a quelli di comunicazione.

Dunque quali sono le caratteristiche del software richieste da questo progetto?

Il software ed i formati dei dati devono poter costituire una risorsa per gli utenti (cittadini, amministrazioni pubbliche, studenti, lavoratori), in grado di:

evolversi: stiamo quindi costruendo non più un solo punto di vista tecnico sui sistemi informativi ma anche una nuova visione biotecnica, dove gli organismi informatici vivono in un ambiente di rete che richiede loro nuove connessioni di scambio dati e nuove forme di elaborazione.

essere indipendente: le decisioni di progetto del sistema devono poter essere condivise, discusse, migliorate. Per garantire questo il codice deve poter essere liberamente consultato per capire esattamente come funziona. In altre parole, deve essere possibile dare uno sguardo approfondito del lavoro di sviluppo per poterne controllare in caso sia necessario, ogni particolare. L’indipendenza significa sostanzialmente sviluppo aperto.

utilizzare standard aperti: il formato dei dati è essenziale per la conservazione e lo scambio dei dati stessi, e questo per l’essenza stessa degli oggetti informatici, un aspetto quindi profondamente tecnico e di primaria importanza, per cui è essenziale rendere il formato indipendente da qualsiasi software specifico.

Chi deve costruire un sistema bioinformatico simile?

pluralità dei centri di sviluppo: lo sviluppo e la messa a punto (ingegnerizzazione) di un sistema per la pubblica amministrazione, deve selezionare il maggior numero delle migliori idee possibili. Caratteristica fondamentale è quindi la pluralità dei centri dello sviluppo software. Altrimenti si perderebbero inutilmente risorse di eccellenza che viceversa devono essere valorizzate.

Quanto costerà mantenerlo?

La cifra più piccola possibile: lo sviluppo software costa molto, ma aprendo a molteplici contributi volontari, costa assai meno.

Come può essere esportato anche in altre aree geografiche?

licenza libera: un software rilasciato sotto licenza libera può essere rapidamente riutilizzato in altri centri geograficamente lontani, anzi, ampliandosi il numero degli utenti, si ampliano sia i contributi allo sviluppo sia l’esperienza d’uso, e si riducono ulteriormente i costi.

Come fare in modo che sia messa in moto l’evoluzione dei componenti?

continuità e comunità: per garantire la continuità dello sviluppo e mettere in pratica gli obbiettivi propri di un arcipelago software in muta evoluzione, il centro di sviluppo ovviamente deve funzionare nel tempo. Inoltre continue sollecitazioni riguardanti nuove funzionalità o miglioramenti di quelle esistenti devono poter provenire dagli utenti, liberi di vedere i propri suggerimenti realizzarsi in una discussione aperta.

Conclusioni

Le aziende, e specie le multinazionali, impostano l’azione produttiva mirando direttamente o indirettamente ad ampliare i propri risultati economici e di mercato. Certo, il futuro potrebbe portare a nuovi ed inaspettati equilibri visto che si rendono urgenti una serie di profonde modifiche nel modo di funzionare della società umana.
Non sono contrario quindi ad accordi tra pubblica amministrazione ed aziende per portare avanti l’innovazione, purché quello che si fa abbia le caratteristiche imprescindibili che ho tentato di analizzare in questo post.
E probabilmente le associazioni e gli utenti del software libero non hanno tutti i torti a criticare la recente intesa tra Regione Puglia e Microsoft sull’argomento (consultate la Deliberazione n. 2571 del 23/11/2010).

Spero di aver dato anch’io un contributo ragionato alla discussione.
Vi segnalo anche l’interessante articolo sul sito della Stampa del professor Angelo Raffaele Meo.

Ciao ed alla prossima.

Un quadro strutturale


Come volevasi dimostrare

Un’idea è sempre un’idea.
Sto osservando lo schermo che propone viste tridimensionali di una struttura a telaio i cui elementi hanno colori casuali, a volte scelti in automatico senza un criterio dal software di modellazione durante le operazioni di modifica.

Osservo lo schermo e, ad un tratto, mi sembra di vedere una composizione. Eccola (intanto che ammirate vi saluto, ciao):

Quadro strutturale n. 1

Quadro strutturale n. 1

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