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L’esplosione di Caina


Salire sulla montagna di detriti

I tre edifici di Caina sono stati demoliti con circa 75 kg di microcariche di tritolo sabato 14 maggio 2011 alle 15:05.

Il filmato quì sotto girato da un mio collega in posizione migliore della mia (grazie…), mostra l’evento a cui hanno assistito in molti e che ha provocato in molti emozioni forti.
Emozioni e pensieri sulla storia recente della città di Carrara, su un quartiere testimone del passato e presenza urbana da 60 anni, imploso in meno di due secondi.
Ma è assistere al fatto in se che suscita a mio avviso l’emozione più grande perché in fondo si tratta della morte istantanea, quasi un esecuzione, dovuta all’uso dell’esplosivo, di edifici che sono stati la casa di tante famiglie.
E allora fa effetto. Una stretta al cuore. Solo dopo nuove emozioni di affacciano, quelle dell’orgoglio.

La pericolosità sismica nella rete dell’INGV


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Database sismologici aperti

Non tutti sanno che l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia mette a disposizione sul web non solo le informazioni generali sull’origine di terremoti e vulcani in Italia e nel mondo, ma anche i database sismologici storici ed attuali con i dati provenienti direttamente dalla rete dei sismografi.
Questo post vi aiuterà in qualche modo a consultare queste risorse ed a rendervi meglio conto di cosa siano le conseguenze dei fenomeni tettonici in evoluzione da sempre sul nostro pianeta.

Iside

Connessi alla home page dell’INGV trovate nel menù a sinistra la voce Banche Dati che vi apre lo sconfinato mondo dei dati geofisici più diversi.

Quello che ci interessa è per esempio ricercare i terremoti che si sono verificati in Italia nei primi due giorni di febbraio accedendo ad Iside, l’accesso ai dati strumentali della rete di rilevamento (circa 250 stazioni).
Cliccate in alto alla voce Terremoti->Localizzazioni. Si aprirà il form per eseguire l’interrogazione. Inseriamo l’intervallo di date dal 1/02/2011 al 2/02/2011, inseriamo il codice di controllo antibot (consiglio caldamente che vi registriate sul sito anche per sostenere le attività di INGV oltre che per evitare di reinserire ogni volta il codice) e premiamo il pulsante ‘Cerca’.

Il sistema mi restituisce ben 43 eventi sismici mostrati nella mappa sottostante, di cui solo 4 superano la soglia della magnitudo 2. Clicchiamo il pulsante “Mostra mappa” per constatare che tutti questi piccoli sismi, difficilmente rilevati dalla popolazione, sono accaduti sull’appenino centrale.
Tra l’altro la mappa è disponibile anche in formato vettoriale Postscript, in formato testuale CSV (Comma Separated Value), ed in kml il formato gestito da Google Earth.

Earthquakes from 2011/02/01 to 2011/02/03 in Italy

Earthquakes from 2011/02/01 to 2011/02/03 in Italy

Emidius

Nel sito emidius, sempre di INGV, potete invece consultare il database macrosismico che riporta le registrazioni storiche dei terremoti italiani tratte da documenti d’archivio, e che quindi si basano su testimonianze degli effetti prodotti dai terremoti.

Al solito, facciamo click sul link di menù sulla sinistra chiamato “Consultazione per località”, per elencare i terremoti storicamente registrati nella nostra capitale: Roma.
Selezionando la lettera R in alto e la città di Roma nell’elenco alfabetico che di conseguenza compare a sinistra, si vedrà la tabella con i dati delle registrazioni ed il grafico che vi riporto qui sotto:

Rome earthquake history

Rome earthquake history

Il progetto S1

Il progetto S1 è essenzialmente lo studio sulla pericolosità sismica su cui si fonda la nuova normativa tecnica italiana D.M. 14 gennaio 2008. Se volete visualizzare i dati della vostra aerea collegatevi al sito esse1. Cercate il comune digitandone il nome in basso a destra nel campo “Search Municipality”, poi cambiate la scala nel campo soprastante, diciamo 200.000 e fate click su “Change scale/center”. Poi attivate il basso il flag “Show the grid points with the value of:” e date un “Redraw the map” cliccando sul pulsante con la freccia circolare.
Quello che vi appare qui sotto è l’applicazione del procedimento descritto per il comune di Roma.

Seismic hazard for the Rome city

Seismic hazard for the city of Rome

Adesso prendete in alto a destra della pagina lo strumento d’informazione chiamato “Graph on the grid point” (click sul radio bottom) e selezionate un punto di griglia che compare nella mappa (quadratino colorato). Vi appariranno le curve dell’accelerazione sismica PGA con le probabilità di accadimento, per tre diversi valori del percentile (derivati dall’analisi statistica dei modelli adottati (sedici scenari)).

Infine, selezionate, sempre nello stesso menù, lo strumento “Disaggregation graph” e cliccate sul punto di griglia d’interesse. Appare un grafico che mostra per il sito in esame come si distribuisce la pericolosità con la distanza. Se il grafico mostra zone colorate concentrate entro una breve distanza significa che il sito si trova nei pressi di una faglia attiva, se invece vi sono aeree colorate più ampie, vorrà dire che la pericolosità deriva da regioni sismogenetiche lontane.

INGVterremoti

L’Istituto INGV ha perfino un canale YuoTube dove brevi filmati illustrano la genesi di terremoti e Tsunami ed le ricerche più recenti, come quella del video linkato qui sotto, relativo al sisma dell’Aquila, dove in tempi molto brevi utilizzando dati dai satelliti dei sistemi GPS, non solo si è riusciti a stimare lo spostamento del terreno causato dal sisma dell’Aquila (che si è abbassato di 20 centimetri in accordo al tipo di faglia di tipo normale) ma, soprattutto, si è riusciti a mettere a punto un modello confermato sperimentalmente della faglia di Paganica stessa.

Cosa significa tutto ciò?

La comunicazione scientifica via web è uno strumento importante almeno da tre punti di vista:
1- si tratta di informazioni utili immediatamente consultabili dagli utenti (studenti, ricercatori, amministratori, progettisti, incaricati di protezione civile e semplici cittadini);
2- è un incentivazione al lavoro scientifico stesso affinché non manchino i fondi necessari e non si chiudano le possibilità di attivare nuovi progetti di ricerca;
3- è la partecipazione e collaborazione tra sorgenti del sapere e comunità che sortisce effetti senza dubbio importanti sulle scelte.

Se si parla di rischio sismico, abbiamo gli strumenti per valutare la pericolosità ed intervenire opportunamente in prevenzione sul patrimonio edilizio. Solo in questo modo il paese si svilupperà nel verso giusto avvantaggiandosi opportunamente delle conoscenze scientifiche e tecnologiche invece di ignorarne l’esistenza.

Pensare al pianeta in termini della sua struttura tettonica complessiva è una dimensione nuova che convive con la quotidianità fatta dei problemi dello studio, del lavoro e della famiglia. Forse ci stiamo avvicinando ad essere un umanità mutata che vede il pianeta non più come una sconfinata distesa oltre i dintorni in cui ognuno vive, ma come un luogo dove si è tutto e parte, dove l’orizzonte si sposta fuori da noi stessi per abbracciare un intero pianeta.

Il triangolo di Tartaglia (Pascal triangle)


Il triangolo di Tartaglia

Eravamo nel lontano 1983 (ricordo l’uscita dell’ultimo album “The final cut” dei Pink Floyd.), quando frequentai il mio primo corso di informatica.
Era da poco uscito l’avanzatissimo personal computer di Olivetti chiamato M20, ed il corso verteva sulla programmazione in linguaggio Basic in ambito gestionale con sessioni di pratica davanti ad alcuni M20 nuovi fiammanti. In altre parole, un’esperienza da ricordare.

Bé direte voi, cosa centra il Triangolo di Tartaglia?
Fatemi continuare!

Al corso ricevetti una serie di dispense sul Basic (che conservo ancora), e la possibilità di effettuare esperimenti reali su macchina.

Il docente era un giovane da non molto laureato in informatica, dai modi di fare gentili e pacati, che esponeva gli argomenti con molta precisione.
Ci faceva ragionare sulla sintassi del Basic disegnando alla lavagna dei diagrammi che rappresentavano vari percorsi alternativi che alla fine producevano l’espressione da inserire nel programma.

Il primo esercizio di programmazione, fu appunto il calcolo e la stampa del triangolo di Tartaglia.

Si doveva utilizzare una struttura dati chiamata array e riempirla della serie numerica del triangolo che, diciamolo, fornisce, tra le molte altre cose, i coefficienti binomiali dell’espressione algebrica (alla riga n):

\displaystyle (a+b)^n

All’epoca del corso non era quindi neanche immaginabile lo sviluppo informatico successivo, ad un corso dove i programmi dovevano essere inseriti ed editati con i numeri di linea, il processore girava a 4 MHz, e l’Hard Disk (quando c’era) poteva superare di poco i 10 MB. Il tutto al costo di ben 16.000.000 di Lire.

Poteva non entrare in Azione Metapost?

L’idea base di Metapost fu resa nota alcuni anni più tardi, nel 1989, e la prima release pubblica risale al 1994.
Questa è un occasione davvero imperdibile: scrivere oggi, con un salto nel tempo, il programma del Triangolo di Tartaglia in Metapost.

L’idea da implementare deve essere, per forza di cose, elegante, almeno per confrontarci con come eravamo allora… (ma anche con il tema del Blog che è “idee nel web”).

   1

  1 1

 1 2 1
 \/
1 3 3 1
...

Un numero nel triangolo si costruisce sommando i due numeri ad esso superiori. Per esempio alla riga quattro, che corrisponde al cubo del binomio, il secondo numero è la somma dei due numeri segnalati dagli slash.

Scartiamo la ricorsione per mantenerci semplici, e valutiamo la seguente idea:
ogni elemento del triangolo si compone di due informazioni: la prima è il valore numerico, la seconda è la coordinata per il posizionamento grafico.

Ogni valore numerico dipende da quelli della riga precedente, ed ad ogni nuova riga troviamo un elemento in più.

Basta dunque lavorare con un array (ancora un array…) chiamato values[], a cui aggiungiamo un elemento alla fine, e lo rielaboriamo tante volte quante sono le righe volute, per trasformarne i valori in quelli corretti di riga.

Abbiamo decritto dunque un classico, due cicli for nidificati, dove nel più interno a partire dalla fine, vengono modificati i valori sommando quelli attuali nell’array (che ancora detengono quelli della riga precedente), e disegnando gli elementi nei punti corretti.

L’informazione della posizione di tracciamento è mantenuta da una variabile punto chiamata pos, che localizza l’ultimo numero sulla riga corrente, mentre la posizione sulla stessa riga è ottenuta sottraendo da pos il vettore (xstep,0) il giusto numero di volte.

Regolando i valori di xstep ed ystep, è possibile aggiustare facilmente l’aspetto del triangolo.

outputtemplate:="tartaglia.mps";

beginfig(1);
   % Tartaglia array values
   numeric values[];
   values[0]=0;

   % triangle deep
   numeric deep;
   deep := 13;

   % position of the triangle top number
   pair pos;
   pos := origin;

   % step among row
   numeric ystep;
   ystep:= 18;
   % step among column
   numeric xstep;
   xstep := 36;

   % main loop
   for k:= 1 upto deep:
      values[k] := 1;
      label("1",pos);

      for i:= k-1 downto 1:
         values[i]:=values[i]+values[i-1];
         label(decimal values[i], pos - (k-i)*(xstep,0));
      endfor;

      pos := pos + (xstep/2,-ystep);
   endfor;
endfig;
end
Il triangolo di Tartaglia

Il triangolo di Tartaglia

Se avete compreso il codice, e quindi probabilmente l’avete anche eseguito (magari cambiando il numero di righe), e ne siete rimasti colpiti dall’eleganza, allora il merito andrà ad oggi, viceversa, andrà ad un magnifico giorno primaverile di 27 anni fa, quando alla lavagna cominciò a comparire un numero alla volta, il triangolo di Tartaglia.

Ciao, alla prossima.

Ritorno al futuro


Dopo tredici lunghi anni sono tornato nei luoghi della mia università.
E rivedere gli edifici, le rastrelliere per le biciclette, e quelle enormi bacheche, mi ha condotto in un particolare stato emotivo, quasi fossi salito su una macchina del tempo.

Un viaggio nel tempo non in direzione del passato ma bensì, paradossalmente, in quella del futuro.
I miei ricordi evidentemente di quel appassionante periodo sono ancora molto vivi, tanto che posso dire di conoscere ogni sasso, ogni gradino, ogni porta del luogo, a dimostrazione delle tesi sul concetto stesso di luogo di cui discutevamo allora.
E l’aria, le voci, i colori, i sapori di quello che ero si sono in un attimo sostituiti al presente.
Così, mentre osservavo la nuova segnaletica, le nuove sbarre di accesso al parcheggio interno, la lastra trasparente di protezione sovrapposta ai disegni degli studenti della contestazione, i nuovi arredi del bar di facoltà, gli studenti troppo giovani, mi è sembrato di percorrere una strada del futuro.
Un futuro di come potrebbe diventare la facoltà tra tredici lunghi anni, e che in realtà è il presente.
La nostra storia è emozione fatta di tempo.

Quarant’anni fa la luna


Il nostro satellite ricevette per la prima volta la visita di esseri umani esattamente quarant’anni fa.
Fu un’impresa di metodo, di intelligenza, di collaborazione, straordinaria da cui non finiamo di cogliere insegnamenti, ipotesi per il futuro, e pensieri di meraviglia.

Rivedendo per l’ennesima volta le immagini delle passeggiate lunari, del volo in orbita, del lavoro scientifico sulla superficie della Luna, elimino dai pensieri quello che è stato di tecnologico, di ingegneristico, per trarne l’idea che quest’impresa sia essenzialmente un’impresa dell’uomo…

anzi dell’umanità, sola con la propria capacità di esprimere idee e costruire futuro per il futuro.

Riflettere non solo ricordare quell’impresa è importante: le perdite di vite umane, come era cresciuto e cosa aveva fatto in Germania Wernher von Braun, le conseguenze dell’interruzione del programma Apollo, le conseguenze sulla guerra fredda, perché adesso il futuro … siamo noi.

Ciao.

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